INTRODUZIONE PIANO

«il termine “pubblico” significa il mondo stesso, in quanto è comune a tutti e distinto dallo spazio che ognuno di noi vi occupa privatamente. Questo mondo, tuttavia, non si identifica con la terra o con la natura, […]. Esso è connesso, piuttosto, con l’elemento artificiale, il prodotto delle mani dell’uomo, come pure i rapporti tra coloro che abitano insieme il mondo fatto dall’uomo» (H. Arendt, Vita activa)

Il presente Piano parte dall’assunto che proprio il difficile momento che il Paese e, in particolare, la città di Milano stanno attraversando sia quello in cui progettare ed attuare un nuovo sistema di governance che, secondo i principi di sussidiarietà e solidarietà, favorisca da un lato il ruolo di regia e coordinamento dell’ente pubblico e dall’altro il protagonismo dal basso di tutte le forze sociali. Si tratta di un tipo di approccio generativo, capace cioè di scoprire e suscitare energie e permettere così di trasformare quelli che sono vincoli imposti dall’attuale emergenza sanitaria in opportunità di crescita e responsabilizzazione di tutti i soggetti sociali. L’intento delle linee di intervento descritte nel Piano è, in fondo, proprio quello di generare a partire dalle condizioni date buone prassi in grado di creare relazioni sociali attive, reti di solidarietà e occasioni di lavoro e sviluppo in un costante dialogo di scambio tra società e istituzioni locali.

Il Piano è quindi uno strumento agile composto da quattro schede che illustrano linee di indirizzo per un’azione sulla città che si sviluppi sia sul breve che sul medio e lungo periodo. Le azioni sul breve periodo sono contenute nella scheda di colore rosso, quelle sul medio nelle schede di colore  blu e  sul lungo periodo in quella di colore verde. Tutte le misure contenute nelle schede condividono le seguenti finalità principali:

  1. contenere il contagio del virus sfruttando appieno e coordinando tutte le realtà mediche e sociali, pubbliche e private già impegnate nell’ambito sociosanitario e in particolare nei servizi a domicilio;
  2. sostenere il ruolo primario della società tutta (associazioni, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, Fondazioni, privato for profit) in una reale co-progettazione, insieme al sistema pubblico, dei servizi e sostegni rivolti a persone, famiglie, lavoratori e imprese penalizzate dall’emergenza e dalla crisi ad essa connessa;
  3. sviluppare un welfare in senso pluralista, che massimizzi gli interventi e colga le opportunità provenienti da soggetti pubblici e privati, al fine di realizzare sul territorio prassi amministrative innovative e partecipate sul piano della governance, dei metodi di regolazione e sul contenimento dei costi, specie in un momento in cui la crisi e le difficoltà connesse all’emergenza sanitaria rischiano di compromettere seriamente la coesione sociale.

Il funzionamento di ciascuna iniziativa si basa su modalità nuove di finanziamento, finalizzate a rendere più dinamico il mercato dei capitali, garantire una maggiore liquidità al sistema produttivo valorizzando la capacità di risparmio privato e gli strumenti della c.d. finanza sociale, attivare circuiti di pagamento gestiti tramite applicazioni tecnologiche che consentono di accumulare sconti per ogni acquisto effettuato in negozi e reti commerciali convenzionate, facendone confluire una percentuale in appositi fondi destinati a politiche sociali e progetti condivisi.

Milano riparte se cura e previene i disagi sociali, crea nuovo sviluppo economico mantenendo o addirittura accrescendo i propri livelli occupazionali, se produce reddito e torna a sostenere domanda e quindi consumi. Milano riparte se tutto questo non altera irreversibilmente i vincoli di bilancio e concorre a rendere sostenibile il debito pubblico dello Stato. Milano riparte se la risposta è corale, se il Comune chiama a raccolta tutte le forze sociali, sostiene l’emergere di soggetti organizzati della società civile nella risposta ai bisogni – che deve essere sempre meno standardizzata e sempre più personalizzata – e scommette sulle relazioni tra tutti gli attori. Milano riparte, insomma, se la risposta all’emergenza non è temporanea, ma strutturale e radicale, capace cioè di andare alle radici delle urgenze e sperimentare l’interezza delle possibilità offerte.